La Giustizia minorile, da cantiere a sistema. "Molto orgoglioso di Liberi di scegliere"
Il Sottosegretario analizza il lavoro svolto negli ultimi quattro anni: "Ridurre la recidiva è stata fin dall’inizio la stella polare del nostro lavoro"
Il 25 dicembre 2022, sette ragazzi evasero dall’IPM Beccaria di Milano, un istituto che era ridotto a un cantiere. Il giorno dopo eravamo lì: il Governo era insediato da poche settimane e quella visita mi convinse che non bastava intervenire sul singolo istituto, ma che occorreva accendere una luce sulla giustizia minorile. Per anni si era preferito rinviare. Noi abbiamo scelto di rafforzarla, ben prima che le polemiche sulle baby gang e sui “maranza” diventassero quotidiane. Era una scelta di responsabilità, perché in gioco c’erano la sicurezza dei cittadini e il futuro di ragazzi che lo Stato non può lasciare alla criminalità.
Chi commette un reato grave deve risponderne. Le vittime hanno diritto alla giustizia e i cittadini alla sicurezza, ma la giustizia minorile deve servire anche a impedire che quel ragazzo torni a delinquere. Ridurre la recidiva è stata fin dall’inizio la stella polare del nostro lavoro, partendo da un valore che ci hanno trasmesso le generazioni precedenti e sul quale si fonda la convivenza civile: il rispetto. È anche per questo che abbiamo scelto di riportare la divisa negli istituti minorili. La divisa rappresenta lo Stato, non un nemico da cui difendersi. Gli agenti di Polizia penitenziaria sono parte essenziale dei percorsi di recupero, perché garantiscono la sicurezza necessaria alle attività educative e lavorano insieme ai funzionari pedagogici. Rafforzare queste professionalità è stata una priorità: oggi negli IPM operano quasi 200 educatori, il numero più alto mai registrato, mentre gli agenti, compresi quelli dei Centri di prima accoglienza, sono passati da circa 900 a più di 1.000.
A questo lavoro doveva necessariamente accompagnarsi un intervento sulle strutture. Abbiamo quindi aperto tre nuovi IPM a L’Aquila, a Lecce e a Rovigo: istituti moderni che, oltre agli spazi detentivi, prevedono luoghi dedicati alla vera rieducazione. Stiamo proseguendo, inoltre, le ristrutturazioni che porteranno i posti disponibili da meno di 400 a circa 600.
A chi chiede perché siano necessari nuovi istituti rispondo sempre che una giustizia che funziona deve anticipare le emergenze, non inseguirle. Sono cambiati i fenomeni criminali e sono aumentati reati gravissimi, come i tentati omicidi e le violenze sessuali. Comprendere il disagio e prevenirlo resta fondamentale, ma non può diventare una giustificazione per l’immobilismo. E attribuire ogni difficoltà al decreto Caivano significa ignorare i dati. Noi abbiamo deciso di intervenire, per la prima volta, prevedendo convenzioni con le Regioni del nostro Paese per aprire comunità socio-rieducative ad alta intensità terapeutica.
Posti e organici sono indispensabili, ma il recupero dipende anche da ciò che accade ogni giorno negli istituti. Tra i tanti interventi, abbiamo sostenuto la riqualificazione degli spazi per lo sport e a L’Aquila è nata una sala cinematografica. In collaborazione con il terzo settore, sono stati avviati percorsi formativi e laboratori di scrittura. La luce che abbiamo acceso sulla giustizia minorile ha trovato la risposta di tante realtà del nostro Paese, che hanno scelto di fare la propria parte. Ad esempio, sono state offerte visite oculistiche e occhiali ai ragazzi di Nisida e sostenute iniziative di formazione per l’inserimento lavorativo. Penso poi alle 46 mila persone che hanno riempito lo stadio Maradona per la Notte dei Leoni, contribuendo alla raccolta fondi per il teatro di Nisida, lasciatoci da Eduardo De Filippo e che vogliamo rivedere all’opera.
Con il piano “Una giustizia più inclusiva”, ultimo in ordine di tempo, abbiamo destinato quasi 30 milioni di euro a minori e giovani adulti. L’obiettivo non è semplicemente occupare il tempo della pena, ma dare competenze che possano far diventare davvero liberi i ragazzi che hanno sbagliato. Il progetto Ama.mi fa parte di un più articolato e complesso intervento che ha destinato al mondo dell’esecuzione penale ben 280 milioni di euro complessivi.
Voglio infine ricordare il progetto di cui sono più orgoglioso: 'Liberi di scegliere', che offre ai minori cresciuti in contesti di delinquenza una possibilità diversa, perché nessun figlio deve essere condannato a ereditare le regole criminali degli adulti. Spezzare quella catena significa fare vera prevenzione.
Restano difficoltà da affrontare, ma in quattro anni siamo passati dalla (non) gestione delle emergenze alla costruzione di un sistema strutturato, con personale, spazi e percorsi di recupero. Su questa strada, quella giusta, noi continueremo a lavorare.
*Andrea Ostellari è sottosegretario alla Giustizia