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‘L’orchestra del mare’ debutta al Teatro alla Scala

Approdano nel prestigioso teatro milanese, violini, violoncelli e altri strumenti realizzati da detenuti del carcere di Opera, con i legni dei barconi dei migranti

di Antonella Barone

I violini realizzati nel laboratorio di liuteria del carcere di Livorno

Sarà un debutto emozionante quello di stasera al Teatro alla Scala dell’Orchestra del mare, composta da strumenti ricavati dai relitti dei barconi che trasportavano migranti e realizzati da alcuni detenuti artigiani del carcere milanese di Opera.

Non solo la suggestione di brani tratti  da Vivaldi e dal Concerto Brandeburghese n.3 di Bach, non solo violoncellisti d’eccezione tra gli esecutori, come Mario Brunello e Giovanni Sollima, accompagnati dal violinista francese Gilles Apap e dai musicisti dell’Accademia dell’Annunciata, diretta da Riccardo Doni. Aggiungono potere evocativo all’evento un’installazione  dei ‘Dormienti’ che l’artista Mimmo Paladino ha offerto come scenografia, per rievocare il dramma dei migranti naufragati, e un brano letto da Paolo Rumiz, che lo ha scritto appositamente per la serata.

“Sono grato alla Scala per dar voce a un progetto che cerca di trasformare ciò che viene ritenuto, come dice Papa Francesco, ‘scarto’, in armonia e speranza” ha dichiarato il presidente della fondazione Casa dello spirito e delle arti, Arnoldo Mondadori, ideatore dell’iniziativa.

I legni delle barche sono divenuti violini, viole, violoncelli e contrabbassi, ben riconoscibili perché portano ancora le crepe e le tracce  dei verde azzurri originari, corrosi dall’acqua e dalla salsedine.
L’Orchestra del mare è parte del progetto Metamorfosi, avviato nel 2021 nella liuteria del carcere di Opera.

Il primo ‘violino del mare’ realizzato è stato suonato davanti a papa Francesco, con una composizione originale di Nicola Piovani intitolata ‘Canto del legno‘. Qualche mese fa, anche Sting, il cantautore ex leader dei Police, si è esibito utilizzando strumenti musicali realizzati con legno recuperato dai relitti nel carcere di Secondigliano, dove ha sede un secondo laboratorio del progetto Metamorfosi.