A Villa Maraini, dalle stalle della droga alle stelle dell’ippica
11 persone, alcune delle quali detenute per reati legati al consumo di sostanze, hanno svolto un corso e ricevuto il diploma di tecnici benessere equidi
“Ora vorrei fare un corso più avanzato, mio padre da bambino mi aveva avvicinato al mondo dei cavalli ma mi sono perso”. A dirlo è Marco, che è riuscito a “ritrovarsi” proprio grazie ai cavalli, diplomandosi come tecnico benessere equidi.
Marco è tra le 11 persone in cura a villa Maraini – alcune delle quali condannate per reati legati al consumo di sostanze – che ha concluso il corso organizzato da Asi sport equestri presso il centro specializzato delle ‘Capannelle’ di Roma.
Il reinserimento sociale è stato l’obiettivo centrale del corso di formazione, essenziale “per dare alternative a chi ha avuto problemi con la giustizia, in modo da recuperarlo non solo dal punto di vista medico, ma dando anche prospettive concrete di lavoro, per non ricadere e rendersi utile per la società”, ha detto Massimo Barra, fondatore di Villa Maraini-Cri.
Tra le testimonianze c’è anche quella di Antonietta, 30 anni, finita in carcere a 24 per la dipendenza da cocaina. La sua salvezza porta il nome di “Zietto”, il cavallo a cui si è affezionata: “non vedevo l’ora di tornare al corso, nonostante il freddo, per chiamarlo e farlo uscire dalla stalla e lavorare con lui”, ha detto.
Ma anche Massimo, che ha iniziato ad assumere droga da giovanissimo ed è entrato in un penitenziario a 30 anni. Arrivato al corso solo per avere l’opportunità di uscire dal carcere, “ora ho quasi sperato che mi bocciassero per poterlo fare di nuovo, questo corso!”, ha rivelato.
I corsisti hanno ricevuto lezioni direttamente da esperti veterinari, imparando come si monitora la salute del cavallo e le tecniche di recupero in caso di carenze. La cerimonia di consegna degli attestati è avvenuta nel salone d’onore del Coni, nell’ambito della Convention annuale del settore sport equestri.
In futuro, c’è chi vuole lavorare nell’ippoterapia “per aiutare i bambini svantaggiati”, come Massimo. Antonietta, andata alla cerimonia “a testa alta”, non ha dubbi: “Ora ho un diploma e voglio usarlo quando sarò libera”.