Questo sito usa cookie tecnici, necessari al suo funzionamento, e cookie analitici anonimi per le statistiche di visita. Con il tuo consenso usa anche cookie di terze parti, per mostrare negli articoli video, podcast e post dei social network. Se non acconsenti all’utilizzo dei cookie di terze parti, alcune di queste funzionalità potrebbero essere non disponibili.
Chiudendo il banner con la X continui senza accettare: restano attivi solo i cookie tecnici e quelli analitici. Per saperne di più e cambiare le tue scelte in ogni momento leggi l’informativa privacy.

Amministrazione Penitenziaria

Carcere Ferrante Aporti: nessuna discriminazione verso agenti donne

Nessuna lavoratrice in gravidanza ha svolto mansioni ritenute incompatibili con il proprio stato; più frequentemente sono state adibite al servizio di portineria dell’istituto

di Redazione

Istituto penale per i minori Ferrante Aporti - Torino

In merito agli articoli di stampa relativi all’interrogazione parlamentare presentata sulla situazione del carcere minorile ‘Ferrante Aporti’ di Torino si specifica quanto segue.

Non risultano comportamenti discriminatori nei confronti di agenti donne assegnate a mansioni ritenute incompatibili con lo stato di gravidanza: le lavoratrici in questione sono state adibite al servizio di portineria dell’istituto che non può essere definito “operativo”. Non è dato conoscere l’esistenza di alcun particolare divieto per l’uso del cinturone; e, inoltre, il cinturone stesso non può essere considerato nocivo per la madre o il nascituro specie se all’inizio della gravidanza, come dimostra l’assenza di controindicazioni sanitarie.

In merito, invece, all’ulteriore questione relativa a un’Agente in stato di gravidanza asseritamente adibita al servizio di traduzione di detenuti, allo stato degli accertamenti sinora esperiti non risulta che l’affermazione corrisponda al vero. Tutte le traduzioni dei detenuti avvengono secondo le regole e con le pause previste dalla legge. All’esito degli accertamenti svolti in via d’urgenza, è tuttavia ipotizzabile che – in concomitanza con rivolte o particolari eventi critici che abbiano determinato (a tutela dell’ordine e della sicurezza, nonché della stessa incolumità fisica del personale di Polizia Penitenziaria) l’immediato allontanamento di taluni detenuti – si sia reso indispensabile provvedere alle suddette traduzioni anche in deroga al modello organizzativo. Il contesto emergenziale e la necessità di tutela dell’ordine e della sicurezza, tuttavia, giustificano una deroga, comunque temporanea.

Non risultano, infine, erogazioni indebite di buoni pasto a personale non avente diritto.