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Amministrazione Penitenziaria

Catanzaro, i detenuti-fumettisti raccontano (brutte)Storie

I "diari visivi" frutto del progetto finanziato dal Prap Calabria. Coinvolti 40 ristretti con 4 laboratori gestiti da un'equipe multidisciplinare

di Redazione

Dettaglio copertina (brutte)Storie, fumetto creato dai detenuti del carcere di Catanzaro

Quaranta detenuti coinvolti, quattro laboratori da cento ore ciascuno per otto mesi di formazione. Il risultato è (brutte)Storie, un fumetto che raccoglie i “diari visivi” dei ristretti coinvolti, tra introspezione sul proprio passato e voglia di cambiare nel futuro.

Un racconto per immagini a valle di “Fumettando”, progetto finanziato dal provveditorato dell’amministrazione penitenziaria della Calabria e promosso dal centro calabrese di Solidarietà Ets all’interno della casa circondariale di Catanzaro.

Con il supporto di un’equipe multidisciplinare – illustratrici, educatori e una psicologa – le persone ristrette hanno potuto coniugare l’apprendimento delle tecniche del fumetto a un vero e proprio percorso terapeutico.

I contesti di deprivazione, all’origine della scelta dei detenuti-fumettisti di delinquere, sono scandagliati in punta di matita e con parole semplici: diverse le storie, ma tutte autentiche.

C’è quella di P.M., che ci parla di come il legame padre-figlio possa lenire le ferite di scelte sbagliate. O quella, dolorosa, di M.C., che soffre di disturbi psichici. E.R. ha invece affidato le sue speranze ad Eva, il cane che vuole rivedere appena scontata la pena. C.M., nato a Secondigliano, racconta l’infanzia difficile con un padre in carcere per mafia. Infine E.R., che riporta la partecipazione alla rocambolesca rapina di un portavalori, finita con l’arresto e la detenzione.

I racconti sono inframezzati da specifici “focus” di esperti su alcuni temi che riguardano fenomeni psico-sociali legati alla realtà carceraria.