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Carceri

Ministero-Istituto Buon Samaritano: messa alla prova, firmato protocollo

Ente del terzo settore, senza fini di lucro, impegnato attivamente nel volontariato, mette a disposizione le proprie strutture per lo svolgimento dei lavori di pubblica utilità

di Redazione

Chiesa di Massafra

Lavori di pubblica utilità, non retribuiti, in favore della collettività, potranno essere svolti da imputati maggiorenni in messa alla prova, presso le strutture operative territoriali dell’Istituto Buon Samaritano e di tutte le associazioni che vi si riferiscono. E’ questo l’oggetto del protocollo nazionale, della durata di un anno, sottoscritto dal viceministro Francesco Paolo Sisto e dal presidente dell’Istituto reverendo Francesco Barile.

L’Istituto cofirmatario è un ente del terzo settore, senza fini di lucro, collegato alla tradizione evangelica e impegnato attivamente nel volontariato, prevalentemente nei settori socio-assistenziale e sportivo. L’accettazione della funzione riparativa della pena da parte dell’imputato vuol dire aiutarlo a sviluppare il senso di cittadinanza, il rispetto delle leggi e condurlo all’assunzione di comportamenti orientati alla partecipazione alla vita sociale. Un elenco, costantemente aggiornato, indicherà tutte le strutture dove sarà possibile svolgere le attività e costituirà parte integrante della convenzione da sottoscrivere a livello locale con il presidente del Tribunale competente per territorio.

Tra i compiti previsti per le parti, l’Istituto Buon Samaritano individuerà attività e numero massimo di imputati che potranno essere inseriti contemporaneamente nel progetto, mentre il Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità favorirà, per il tramite degli uffici locali di esecuzione penale esterna, i contatti tra le sedi territoriali dell’Istituto e i corrispondenti tribunali, fornendo tutti i chiarimenti necessari sulla messa alla prova. L’accordo potrà considerarsi tacitamente rinnovato qualora alla scadenza dell’anno previsto non intervenga una disdetta.

Un ulteriore importante passo avanti nel potenziamento anche in Italia di un modello di giustizia di comunità in linea con le più importanti tradizioni europee.

Protocollo