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Ministro

Nordio: “La separazione delle carriere, un grande traguardo”

Una riflessione sui meccanismi di una riforma per chi crede nel giusto processo e nell’allineamento dell’Italia con la giurisdizione delle altre democrazie occidentali. Rapisarda, Secolo d'Italia, intervista Nordio

di Fiorenza E. Aini

Nordio nel suo studio (credit: Ministero della giustizia)

“Una ‘bandierina’ che non risolverà alcun problema cronico della giustizia”? o ancora “Cosa ci “guadagna” il cittadino da questa riforma?”

Solo alcune delle domande sulla riforma della giustizia e non solo cui ha risposto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, nell’intervista rilasciata ad Antonio Rapisarda per il Secolo d’Italia.

“… affrontiamo i problemi cruciali della terzietà del giudice, della vera autonomia del Csm e di una Corte disciplinare non eletta, come è oggi, dai potenziali incolpati – ha risposto Nordio – Per gli altri nodi fondamentali come la lentezza dei processi e il sovraffollamento  carcerario molto abbiamo fatto e ancor di più stiamo facendo”.

E proseguendo, ha affrontato il tema del ‘giudice terzo e imparziale’, come previsto dall’articolo 111 della Costituzione, che – afferma – ‘uscirà dalla riforma’: «Oggi un cittadino sottoposto a processo non sa che i suoi giudici vengono a loro volta valutati, nella carriera e nell’eventuale procedimento disciplinare, anche dai suoi accusatori. Che i Pm diano i voti ai giudicanti è un’anomalia tutta italiana, e quando ne parlo in sedi internazionali i colleghi stranieri  manifestano incredulità».

Intervista al Secolo d’Italia