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Amministrazione Penitenziaria

Recidiva Zero, dirigenti Dap: “più formazione, meno burocrazia”

Sul lavoro in carcere occorre capovolgere il paradigma tradizionale, superare i regionalismi e fare rete. La strategia vincente per l'Amministrazione penitenziaria

di Antonella Barone

Recidiva Zero, dirigenti Dap: “più formazione, meno burocrazia”

“Ritengo debba essere capovolto il paradigma tradizionale su cui si basa il lavoro in carcere”. A dirlo è Ernesto Napolillo, direttore generale dei detenuti e del trattamento del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, intervenuto al convegno sul progetto Ministero-Cnel “Recidiva Zero – Studio, formazione e lavoro in carcere e fuori dal carcere”, in corso presso la Scuola di formazione della Penitenziaria ‘Giovanni Falcone’.

Dati alla mano, l’85 per cento dei detenuti che lavorano lo fa alle dipendenze dell’Amministrazione penitenziaria in occupazioni dequalificanti; solo il 15% è dipendente di imprenditori privati. “Il riferimento non è dunque solo l’articolo 27 della Costituzione, ma anche l’articolo 2 della Carta” ha continuato Napolillo, sottolineando l’importanza di formazione e professionalità.

Una visione condivisa da Mario Petruzzo, direttore dell’ufficio promozione e coordinamento del lavoro penitenziario: “La scarsità di risorse – ha osservato – obbliga i direttori a ricorrere alla rotazione temporale, con il risultato che le ore lavorative pro capite annuali sono 775″. La necessità di un contratto collettivo, già sostenuta da altri relatori, è stata evidenziata anche dal dirigente, che ha posto l’accento sull’opportunità di una sua tipicità e flessibilità.

Una tipizzazione del lavoro dei detenuti che ne riconosca peculiarità, diritti e garanzie e stata ribadita anche da Oriana Tantimonaco, direttrice dell’ufficio Alta sicurezza della Dgdt, che ha posto l’accento anche sulla necessità di superare il ‘regionalismo’ della formazione: “i progetti formativi – ha detto – risentono delle differenze socioeconomiche e normative delle Regioni, mentre il trattamento non è regionale. Occorrono dei livelli di prestazione essenziali come per la salute”.

Massimo Parisi, direttore generale del personale del Dap, ha ricordato che dal 2023 è stato creato un ufficio con capacità dirigenziale sul lavoro in carcere, diventato un punto di riferimento per le aziende. Parisi ha poi richiamato l’attenzione sugli aspetti organizzativi: “occorre conciliare le esigenze di sicurezza con la capacità di accoglienza degli imprenditori”.