41-bis, tre operazioni della Polizia penitenziaria per ridisegnare il circuito speciale
Vigevano, Cagliari, Alessandria: coordinamento, specializzazione e sicurezza nelle operazioni di Polizia penitenziaria che realizzano il progetto del Dap per la detenzione dei detenuti di maggiore pericolosità.
Tre operazioni, tre passaggi di un unico progetto strategico e una macchina organizzativa chiamata a dimostrare sul campo la propria capacità di gestire trasferimenti detentivi ad altissimo profilo di sicurezza. Con l’operazione “KLEPSYDRA” conclusa ieri, seguita a quelle “ARGUS” di giugno e “ALTO IMPATTO” di settembre, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria porta a termine la terza fase del progetto “KAIROS”, il programma di riorganizzazione del circuito detentivo speciale del 41-bis.
Il progetto prevede un progressivo ridisegno della geografia del circuito speciale, attraverso la realizzazione e l’attivazione di poli dedicati in grado di rispondere alle particolari esigenze di custodia e sicurezza connesse alla detenzione dei detenuti sottoposti al regime previsto dall’articolo 41-bis dell’Ordinamento Penitenziario. Per realizzarlo è stato predisposto un percorso articolato che ha richiesto una pianificazione accurata su scala nazionale, l’impiego di risorse umane e strumentali altamente specializzate e il coordinamento di numerose strutture centrali e territoriali. Sotto la supervisione del capo del DAP Stefano Carmine De Michele e del dirigente generale di Polizia penitenziaria Augusto Zaccariello, il Gruppo Operativo Mobile (GOM) guidato dal primo dirigente Silvio Gallo ha coordinato tutte le operazioni con il concorso di altri reparti speciali (Ufficio per la Sicurezza Personale e per la Vigilanza-USPeV e Gruppo di Intervento Operativo-GIO) e delle articolazioni centrali e territoriali (Nucleo Traduzioni e Piantonamenti-NTP) competenti.

Giugno: con l’operazione “ARGUS” via al nuovo polo di Vigevano
Il 27 e 28 giugno 2026, la prima operazione: 128 detenuti sottoposti al regime del 41-bis trasferiti simultaneamente dagli istituti di Novara, Cuneo, Tolmezzo e Milano verso la Casa di reclusione di Vigevano, individuata come nuova articolazione del circuito speciale.
L’intervento ha interessato più direttrici territoriali e coinvolto istituti appartenenti a diversi Provveditorati regionali (Milano, Torino e Padova), rendendo necessario l’impiego coordinato di mezzi terrestri e aerei. Importanti i numeri dell’operazione: 165 unità di Polizia penitenziaria, 15 furgoni per il trasporto dei detenuti, 3 autovetture speciali per le traduzioni, 25 autovetture radiomobili, 6 motoveicoli, 9 mezzi logistici e 5 ambulanze.

La complessità dell’operazione non ha riguardato soltanto il numero dei trasferimenti, ma anche la necessità di sincronizzare le attività su più territori, assicurando il raccordo tra le strutture coinvolte. Per questo, presso la sede centrale del GOM, è stato istituito uno specifico Centro Comando Supporto Operazioni, in costante collegamento con la Sala Situazioni del DAP. Alle attività hanno inoltre partecipato operatori specializzati nel monitoraggio mediante droni e personale addetto alla documentazione video di polizia, mentre per le tratte più delicate da Trieste e Milano, Comando Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza ha assicurato supporto mediante un velivolo ATR42MP.
Settembre: 9 istituti coinvolti nell’operazione “ALTO IMPATTO”
Il secondo passaggio si è svolto tra il 5 e il 6 settembre 2026 con l’operazione “Alto Impatto – Sicurezza Nazionale 41-bis”, promossa dalla Direzione generale delle Specialità del Corpo di polizia penitenziaria. L’intervento ha interessato simultaneamente nove istituti penitenziari ed ha permesso il trasferimento di 88 detenuti presso la nuova sezione della Casa circondariale di Cagliari-Uta, appositamente ristrutturata per ospitare soggetti di elevata pericolosità e affidata alla vigilanza del Reparto Operativo Mobile di Cagliari.
Accanto alle traduzioni sono state condotte perquisizioni straordinarie generali nelle sezioni interessate, con il concorso delle unità cinofile. Anche in questo caso, il Centro Comando Supporto Operazioni ha assicurato la gestione unitaria delle attività e il monitoraggio in tempo reale delle diverse fasi.

Determinante anche il concorso delle altre Forze di polizia e delle Autorità di pubblica sicurezza, che hanno predisposto misure di protezione esterna, cinturazioni di sicurezza e supporto aereo per le movimentazioni più complesse.
L’operazione di settembre ha consolidato il modello organizzativo sperimentato a giugno, estendendolo a uno scenario ancora più articolato. Non soltanto il trasferimento verso un nuovo polo detentivo, dunque, ma un intervento simultaneo su più istituti, con attività di controllo e riorganizzazione strettamente integrate.
Ottobre: “KLEPSYDRA”, il terzo passaggio, destinazione Alessandria
L’ultima operazione, denominata “KLEPSYDRA”, si è svolta nelle giornate del 24 e 25 ottobre e ha riguardato il trasferimento di detenuti e internati sottoposti al regime speciale presso la Casa di reclusione di Alessandria, individuata come nuovo polo dedicato alla gestione del 41-bis.
Per realizzare l’intervento è stato predisposto un imponente dispositivo operativo, composto da 250 unità di Polizia penitenziaria e 50 mezzi terrestri. Numeri che testimoniano la complessità dello sforzo organizzativo necessario per condurre movimentazioni di questo tipo, garantendo la continuità della custodia e la gestione coordinata delle diverse esigenze operative, logistiche e sanitarie.

La direzione strategica dell’intervento è stata affidata alla Direzione generale delle Specialità del Corpo di polizia penitenziaria, mentre il coordinamento operativo è stato curato dal Gruppo Operativo Mobile (GOM), struttura di riferimento per le attività connesse al circuito detentivo speciale. Alle operazioni hanno concorso anche altri reparti specializzati, tra cui l’USPeV e il GIO, insieme ai NTP territorialmente competenti.
Alla pianificazione dell’operazione hanno contribuito anche le informazioni raccolte dai reparti, l’osservazione dei comportamenti e il monitoraggio delle fonti aperte curato dalla Sezione III “Coordinamento Operativo e Analisi” del GOM. Un lavoro che ha consentito di integrare gli elementi informativi con le esigenze concrete dei servizi.
Tre operazioni, nessuna criticità
Le tre operazioni hanno richiesto la capacità di gestire simultaneamente più esigenze: garantire la sicurezza dei trasferimenti, assicurare la continuità della custodia, predisporre l’assistenza sanitaria necessaria e coordinare le strutture centrali e territoriali coinvolte. A questo si è aggiunta la necessità di integrare le attività di traduzione con quelle di controllo, protezione e riorganizzazione degli assetti detentivi.
Il felice esito dei tre interventi, senza che siano stati segnalati incidenti o criticità tali da compromettere le operazioni, costituisce un elemento significativo per il Corpo di polizia penitenziaria. A dimostrazione che una pianificazione centralizzata, sostenuta da un coordinamento operativo costante e dalla collaborazione tra reparti specializzati e strutture territoriali, può consentire di affrontare movimentazioni su scala nazionale garantendo requisiti di sicurezza e le esigenze connesse alla gestione delle persone detenute.

Il successo delle operazioni svolte fin qui dimostra quanto sia centrale il contributo offerto dal Corpo di polizia penitenziaria nella tutela della sicurezza nazionale: un compito che non si esaurisce con l’esercizio della vigilanza quotidiana degli istituti, ma comprende attività di pianificazione, analisi, prevenzione e gestione operativa di situazioni ad alta complessità.
Con il completamento della terza fase di riorganizzazione del circuito 41-bis, lo Stato compie dunque un ulteriore passo avanti nel consolidare la capacità di impedire che la criminalità organizzata possa continuare a esercitare la propria influenza attraverso il carcere.