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Carceri

Brescia, in beneficenza indumenti confiscati

Si è concretizzato il protocollo d'intesa tra l'autorità giudiziaria e l'associazione Dormitorio San Vincenzo de Paoli. 566 capi di vestiario saranno donati a chi ne ha più bisogno

di Redazione

Brescia, in beneficenza indumenti confiscati

Dare una seconda chance agli indumenti contraffatti e aiutare le persone indigenti. Questo lo scopo dell’evento che si è tenuto stamattina a Brescia presso la sede dell’associazione Dormitorio San Vincenzo de Paoli, in via Carducci.

566 i capi di vestiario legalizzati che verranno donati alle persone che vivono in condizioni di marginalità sociale e povertà. Un’iniziativa che unisce giustizia, sicurezza, sostenibilità e inclusione sociale, dimostrando come la collaborazione tra istituzioni può trasformare il danno in valore per la comunità.

Il progetto ha concretizzato il protocollo d’intesa firmato a febbraio scorso tra l’autorità giudiziaria bresciana e l’associazione no profit. All’evento hanno partecipato, tra gli altri, il Prefetto, Andrea Polichetti, la Presidente della Corte d’Appello, Giovanna Di Rosa, il Procuratore Generale, Guido Rispoli, e il Presidente del Tribunale di Brescia, Stefano Scati.

“Si tratta di un’idea che poteva apparire anche bizzarra, ma che abbiamo costruito insieme, con il contributo di tutti”, dichiara la presidente Di Rosa. “La destinazione dei beni è parte integrante del processo: restituirli alla società significa ricollocarli in un circuito positivo”.

Il protocollo nasce da un lavoro durato mesi, che ha coinvolto magistratura, forze dell’ordine e associazioni. Un percorso complesso, come ha ricordato la stessa presidente: “Abbiamo rielaborato più volte il testo, condividendo ogni passaggio. È stata un’opera corale che ha visto il contributo generoso di tutti”.

La convenzione, di durata triennale, mira al recupero e al riuso dei beni mobili sequestrati, altrimenti destinati alla distruzione, recando ulteriori oneri alla spesa pubblica. Il Prefetto Polichetti ha evidenziato: “I beni illeciti è come se fossero sottratti ai cittadini. Con questa operazione non solo li restituiamo, ma li consegniamo a chi ne ha più bisogno. È una forma concreta di riscatto”.

L’accordo, infatti, prevede da parte del giudice la messa a disposizione della collettività dei beni confiscati a seguito di procedimenti penali, accertata la non tossicità dei materiali. Da parte dei volontari, l’eliminazione delle etichette e dei marchi contraffatti, oltre che la donazione diretta e gratuita tramite centro ascolto e sportello accoglienza. Il progetto si propone come modello replicabile e l’evento di oggi è stato anche un modo per lanciare una chiamata di solidarietà alle tante associazioni benefiche che vorranno contribuire alla mission.

La presidente del Dormitorio ha dichiarato: “Non si tratta solo di coprire le persone, ma di restituire loro dignità. Questi capi possono aiutarle a sentirsi nuovamente parte della società, anche solo per pochi giorni”.

Non solo scelta ecologica ma anche e soprattutto morale ed etica. Dare una seconda vita ad abbigliamento, calzature, coperte e accessori manda un messaggio chiaro alla criminalità e alla collettività: “Anche dalle attività illegali può nascere qualcosa di buono”.