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Carceri

Diritto allo studio per i detenuti: protocollo Cnupp-Andisu

Firmato durante l'assemblea nazionale della Conferenza dei poli universitari penitenziari. Sono quasi 2mila i reclusi iscritti; recidiva giù del 70% per chi frequenta un ateneo

di Redazione

Università_carcere_studiare in carcere

Un nuovo tassello per facilitare l’accesso ai percorsi accademici per le persone detenute. Oggi, nell’ambito dell’assemblea nazionale della Conferenza dei poli universitari penitenziari (Cnupp) a Sassari, l’ente ha siglato un protocollo con l’Associazione nazionale degli organismi per il diritto allo studio universitario (Andisu). L’obiettivo è creare una collaborazione stabile tra università ed enti per il diritto allo studio, specie in condizioni di fragilità come quelle detentive.

Durante l’assemblea, il presidente della Cnupp, Giancarlo Monina, ha illustrato i dati aggiornati sull’attività dei Poli universitari penitenziari (Pup): 1.978 detenute e detenuti iscritti, 55 atenei coinvolti, 900 persone tra docenti, tutor e personale amministrativo impegnati a garantire il diritto allo studio in carcere. Crescono anche le donne recluse che scelgono di frequentare l’università: nell’ultima rilevazione annuale Cnupp erano 68, oggi sono 104, quasi il doppio rispetto all’anno scorso. Anche sotto l’aspetto della recidiva i risultati sono incoraggianti. Secondo quanto emerso nel corso dell’assemblea, per i detenuti che frequentano percorsi accademici il rischio di tornare a delinquere si riduce del 70%.

 

Studiare in carcere, crescono i detenuti che frequentano l’Università

 

Con il protocollo Cnupp-Andisu si potranno estendere su scala nazionale iniziative già in atto a livello locale. Daniele Maoddi, presidente dell’ente regionale per lo studio universitario di Sassari, ha fatto riferimento all’acquisto di materiale didattico e la promozione di attività culturali per il Pup di Sassari. L’ente ha inoltre messo disposizione due alloggi e il servizio mensa per gli studenti in esecuzione penale esterna iscritti al Polo.

“Non parliamo soltanto di costruire un dopo professionale”, ha sottolineato il presidente di Andisu, Emilio Di Marzio, ma di offrire spesso “ossigeno per l’anima a uomini e donne che, in molti casi, cercano nello studio un modo per recuperare dignità, ritrovare sé stessi e riallacciare relazioni familiari e affettive”.