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Cultura e intrattenimento

“Luci nella Notte” alla Giudecca, ospite Francesca Archibugi

Confronto tra le donne detenute nel carcere veneziano e la regista su giustizia, violenza di genere e il problema della prostituzione minorile

di Redazione

"Luci nella Notte" alla Giudecca, rassegna Fondazione De Sanctis-Ministero. La direttrice della casa di reclusione Campobasso, la regista Archibugi e la sceneggiatrice Paolucci (Credit: Alessandra Albertini/Fondazione De Sanctis)

La violenza di genere, la giustizia, il buco nero della prostituzione minorile. Tutti temi che le donne detenute della Giudecca di Venezia hanno affrontato con Francesca Archibugi, ospite della casa di reclusione.

Ieri, 4 settembre, la regista ha presentato il suo film, “Illusione”, nell’ambito della rassegna “Luci nella notte”, promossa dalla Fondazione De Sanctis in collaborazione con il Ministero.

“Illusione” prende spunto da un caso di cronaca, da un trafiletto di giornale come tanti, forse troppi. La protagonista è Rosa Lazar (Angelina Andrei), una ragazzina moldava ritrovata per strada a Perugia, dopo essere stata vittima di violenze.

Partono le indagini, coordinate dalla sostituta procuratrice Cristina Camponeschi (Jasmine Trinca), alla quale si affianca lo psicologo Stefano Mangiaboschi (Michele Riondino). Rosa ripercorre il suo trauma, sospesa tra sogno e realtà. Ma, con il dipanarsi della storia, emergono inquietudini e debolezze anche degli altri personaggi.

Le donne detenute, colpite dalla pellicola, hanno ripercorso le proprie vicende di vita. Più che fare domande, si sono messe a nudo, aiutate dall’atmosfera tutta al femminile: con Archibugi c’erano la sceneggiatrice del film, Laura Paolucci, e la direttrice dell’istituto, Maurizia Campobasso.

“Francesca Archibugi ha raccontato per tutta la sua carriera persone fragili, imperfette, spesso colte nei passaggi più difficili della loro vita, senza mai ridurle ai loro errori o alle loro fragilità”, ha detto la direttrice Campobasso in apertura dell’evento.

“Credo – ha proseguito la dirigente – che sia una sensibilità che dialoga profondamente con un luogo come questo, dove il nostro compito è ricordare che dietro ogni storia c’è una persona e, finché c’è una persona, c’è sempre la possibilità di scriverne un pezzo diverso”.

 

 

Credit foto: Alessandra Albertini/Fondazione De Sanctis