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Amministrazione Penitenziaria

Radicalizzazione: delegazione giordana studia il modello italiano

In continuità con la precedente sessione del 2025, una panoramica completa sul modello di monitoraggio, prevenzione e gestione della radicalizzazione violenta all’interno degli istituti penitenziari

di Marco Belli

Radicalizzazione: delegazione della Giordania studia il modello italiano

Si è concluso venerdì scorso, nella prestigiosa cornice della Scuola Superiore dell’Esecuzione Penale Piersanti Mattarella di Roma, il percorso formativo internazionale di livello avanzato rivolto a una delegazione di funzionari e dirigenti della Polizia del Regno Hashemita di Giordania (Public Security Directorate – PSD). Il corso, in continuità con la precedente sessione svoltasi nel giugno 2025, ha offerto ai delegati stranieri una panoramica completa sul modello italiano di monitoraggio, prevenzione e gestione della radicalizzazione violenta all’interno dei penitenziari.

La settimana di lavoro, inaugurata lunedì 28 settembre dai vertici istituzionali della Direzione Generale della Formazione (DGF), si è articolata attraverso lezioni magistrali e fondamentali visite operative presso i reparti specializzati del Corpo di polizia penitenziaria. Presso il Nucleo Investigativo Centrale (NIC) i delegati hanno approfondito le attività di analisi statistica e operativa, i sistemi di allertamento, i criteri di screening e di assessment del rischio tramite il modello SPJ (Structured Professional Judgement).

Un focus di eccezionale rilievo è stato dedicato alla gestione e al monitoraggio dei detenuti sottoposti al regime speciale dell’art. 41-bis dell’Ordinamento Penitenziario. I funzionari giordani hanno potuto analizzare i protocolli di massima sicurezza applicati, studiando i meccanismi volti a recidere in modo assoluto i legami tra i leader delle organizzazioni criminali o terroristiche e il territorio esterno.

È stata approfondita l’elevata specializzazione del personale del Gruppo Operativo Mobile (GOM), che opera secondo rigidi standard etici e operativi per garantire l’inviolabilità del regime speciale, bilanciando il rigore del controllo con la stretta osservanza delle norme costituzionali.

La delegazione giordana ha poi visitato la Casa circondariale di Roma Regina Coeli, dove hanno incontrato il direttore, il comandante e l’equipe composta da funzionari giuridico-pedagogici, mediatori culturali e criminologi, per comprendere come la tutela dei diritti fondamentali rappresenti il primo, vero strumento di contrasto alla radicalizzazione violenta.

Il programma, inoltre, ha dedicato ampio spazio alle dinamiche di differenziazione dei circuiti penitenziari, concludendosi, nella giornata di venerdì, con la visita al Gruppo di Intervento Operativo (GIO), per analizzare da vicino i compiti di questa specialità, fondamentale per il mantenimento dell’ordine e della sicurezza interno agli istituti.

Al termine delle attività, il Direttore Generale della Formazione ha espresso grande soddisfazione per l’altissimo profilo degli scambi professionali avvenuti, porgendo i saluti istituzionali finali alla delegazione hashemita.