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Magistratura

Trentotto anni fa l’assassinio di Giacomelli, “giudice rigoroso”

Nel 1988 l'agguato mafioso. Solo dopo molti anni fu chiarito il movente: aver applicato la Legge Rognoni-La Torre e confiscato un immobile al fratello di un boss

di Redazione

credit photo: https://www.articolo21.org/

Il 14 settembre 1988, in una stradina di campagna a Locogrande, frazione di Trapani, viene ucciso il magistrato Alberto Giacomelli. Due colpi, uno in testa e uno all’addome, lo lasciano sull’asfalto pochi giorni prima del compimento dei suoi 69 anni. Era in pensione da un anno.

Il movente dell’agguato è rimasto sconosciuto per anni. Solo grazie alle rivelazioni di un testimone di giustizia, gli inquirenti sono in grado di risalire al mandante e al movente: Giacomelli sarebbe morto per aver firmato, nel 1985 (tre anni prima dell’assassinio), il provvedimento di sequestro dell’abitazione del fratello di Totò Riina, il ‘Capo dei capi’.

37° anniversario omicidio magistrato | Alberto Giacomelli

Nel 1982 era infatti entrata in vigore la legge Rognoni-La Torre che, oltre a introdurre il reato di associazione mafiosa (art. 416-bis), permetteva il sequestro e la confisca dei beni contro i patrimoni illeciti dei clan.

Nel 1993 è stato condannato in via definitiva Totò Riina come mandante dell’agguato ma ancora oggi non si conoscono gli esecutori materiali.

Nel 2023, in occasione del 35° anniversario dalla morte, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella così ricordava Giacomelli: “Profondo conoscitore della realtà siciliana, magistrato rigoroso e preparato, che ha pagato con la vita l’impegno nell’azione di contrasto dei fenomeni criminali per l’affermazione del primato della legalità, obiettivo al quale ha improntato l’esercizio della sua lunga attività professionale”.

 

credit foto copertina: https://www.articolo21.org